RICCARDO MUTI e la stanchezza del vivere

Una lunga intervista a Riccardo MUTI a firma di Aldo Cazzullo è stata pubblicata tempo fa sul CORRIERE DELLA SERA

Pochi giorni, e tre quarti di mondo, tra la sorpresa e lo sconcerto, ne ha parlato. E cosa ha detto il Maestro Muti di tanto eclatante ?

Semplicemente che, prossimo al compimento degli 80 anni,    «mi sono stancato della vita.  Perché è un mondo in cui non mi riconosco più. E siccome non posso pretendere che il mondo si adatti a me, preferisco togliermi di mezzo. Come nel Falstaff: “Tutto declina”».

Lamenta la poca serietà e il facilismo del nostro tempo, unitamente alla assoluta mancanza di quel sano spirito di sacrificio che da sempre è stato il presupposto per la costruzione di un mondo migliore.

Ora, queste sono cose che oggigiorno molti  sentono, pochi  pensano, pochissimi però ci riflettono sopra per cercarne il perché.  Ma non importa: al gran sistema mediatico del nostro tempo consumista, é sufficiente “catturare” l’attenzione dei molti che sentono per fare notizia, audiens, per cui con la stessa velocità con cui un evento lo fanno “esplodere”,  subito dopo lo fanno morire.  Cosicché tutto rimane in superficie, a livello di sola manifestazione sentimentale e pronto a cedere il passo ad una prossima occasione analoga da enfatizzare.

Il Maestro Muti non è la prima volta che manifesta il proprio disappunto in materia.  Ma questa volta, come si dice, pare abbia voluto calcare la mano. E’ da credere che, l’età che avanza e la sordità del mondo alle sue sollecitazioni, lo abbiano indotto ad esasperare i toni e lanciare un ultimo grido di doloroso allarme.

E dire che Muti non è certo l’ultimo geniaccio sfigato e inacidito che parla per rancore. Il mondo, al contrario, gli ha sempre tributato grandi onori e sempre applaudito. E allora? Allora vi è da dire che proprio in ciò Muti manifesta la sua altra grandezza. Pare infatti non si accontenti di essere produttore di bellezza in sé che, come sostiene Papa Ratzinger, potrebbe anche essere mero estetismo, ma cerca di coniugarla con  il suo contenuto di verità e bontà nella speranza di riuscire a stimolare il germogliare nell’animo di ognuno la pianta trasformativa del mondo, Ma ciò però comporta fatalmente rinunce e sacrificio. E qua il mondo non lo segue più. Lo applaude sì, ma non lo segue. Preferisce il facile, il comodo, lo spettacolare.

Muti, è nato e maturato in un mondo diverso. In un mondo cioè dove il rapporto tra la produzione e consumo era percepibile. E il dispiacere della fatica per produrre poteva agevolmente essere collegato al successivo piacere del consumo. Cosicché per alcuni, le fatica iniziale poteva  essere misura del piacere successivo e a volte addirittura divenire essa stessa fonte di piacere. Piacere del dispiacere. Nei piani alti della filosofia, e portata alle sue estreme conseguenze nella Regione dello Spirito, ciò è chiamato sensibilità al sublime.

Ora il mondo è cambiato. Per alcuni in meglio perché si è sconfitta la fame, per altri in peggio perché nella lotta si è andati oltre e ci siamo persi. Per il Maestro Muti, e per noi, senz’altro in peggio.

(pp)  Agosto 2021

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